Cinema  

Marley

Dopo un'affluenza record di spettatori, torna sugli schermi la storia di una leggenda

milanomilano.eu - Marley
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Uscito nelle sale di tutto il mondo in un grande evento commemorativo il 26 giugno scorso, Marley, il documentario dedicato al re del reggae, è stato un grandissimo successo: 16.666 spettatori e 158.285 euro di incassi, diventando il film più visto nella giornata di proiezione.
A grande richiesta, torna nelle sale da venerdì 29 giugno.
 
 
“Lo scopo dei Rasta è vivere felici: tutti dovrebbero vivere felici e in pace”
Di tutte i pensieri profondi e le riflessioni personali, quest’affermazione è l’emblema della filosofia e scelte di vita di Robert Nesta Marley, leggenda musicale, tra luci e ombre, che ha scritto la propria storia a ritmo di reggae. Dall’infanzia e adolescenza nel povero sobborgo di Kingston, Trenchtown, alla sua famiglia, non certo convenzionale, il cui sangue misto di madre giamaicana e padre inglese, lo fece da prima sentire escluso da ogni gruppo etnico per poi renderlo capace di grandi sensibilità umane, lottando pacificamente contro ogni razzismo e repressione di libertà.
Macdonald racconta il divo e racconta l’uomo in modo magistrale, assemblando con un sapiente montaggio dal perfetto ritmo narrativo filmati di repertorio, spezzoni di concerti, interviste a Bob e testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto e che parlano di lui con affetto, privo di opportunistico timore reverenziale.
Il successo mondiale corre velocissimo e in parallelo al suo impegno politico, all’adesione a una religione come il rastafarianesimo che influenzerà enormemente la sua inconfondibile musica. Lontano anni luce dall’isolarsi e vivere in paradisi artificiali come altre rock star contemporanee, spinge al massimo dell’energia e della vitalità attraverso l’amore di tante donne,  quello di almeno 11 figli e un’urgenza di vita che lo illumina e logora allo stesso tempo, come i primi piani di un  volto a tratti giovane e bellissimo, a tratti già vecchio e dolorante, raccontano meglio di tante parole. Quel che emerge in modo prepotente, dallo scorrere delle immagini, è la capacità di ipnotizzare il suo pubblico non solo attraverso la musica ma con i movimenti ritmici del fisico agile, quasi fosse un unico battito corporeo con la sua musica, legando tutti quelli che si avvicinano alla sua arte in un continuo ed epidermico flusso di energia.
E’una sensazione incredibile che ha una curiosa corrispondenza con le parole del poeta americano Walt Whitman, che scrive : “Canto il corpo elettrico, le schiere di quelli che amo mi abbracciano e io li abbraccio, non mi lasceranno sinché non andrà con loro”. La sua prematura scomparsa a soli 36 anni, per un melanoma, ha fermato il suo viaggio, ma la sua musica continua immutata a muoversi e andare ben oltre il successo planetario cui era predestinato.    

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